Le parole sono importanti?

“Ma allora tu sei un’artigiana? Un’artista? Una pittrice? Una creativa? Una decoratrice?”
Capita spesso che mi facciano questa domanda e io mi senta in imbarazzo nel trovare una giusta risposta. Un po’ come come una renna che si traveste da unicorno ☝️non so bene definirmi neppure io, perché non mi riconosco in nessuna di quelle definizioni ma un pochino in tutte. Nutro anche grande stima per tutte quelle categorie e mi parrebbe mancare loro di rispetto associandomi in toto a una di esse, perché non possiedo tutte le conoscenze e le caratteristiche che competono a ciascuna.
Persino quando ho aperto la Partita IVA la commercialista non sapeva in quale tipologia di attività inserirmi (alla fine abbiamo scelto il codice 90.03 che mi identifica come “altre creazioni artistiche e letterarie” 😅).
Sembra essere quasi una necessità del genere umano classificare il prossimo entro categorie ben precise e delineate. Vero che le parole sono importanti, come sosteneva il buon Nanni Moretti. Ti riconoscono un ruolo, un valore, una posizione. Ti identificano. Allo stesso tempo però hanno anche il potere di creare confini, di ghettizzare, di stigmatizzare, di immobilizzare una situazione. Proprio per questo sono così importanti e credo sia sempre opportuno sceglierle con attenzione.
Rimane però il fatto che, aldilà di ogni categoria e definizione con cui veniamo bollati nostro malgrado, siamo definiti soprattutto da quello che facciamo con amore e passione, anche in assenza di una parola che lo descriva alla lettera. Perché questo nostro fare appassionato può farci spaziare e saltare incuriositi da una disciplina all’altra, nell’urgenza di far uscire nella sua forma migliore ciò che incredibilmente ci compare all’unisono nel cuore e nella testa e preme per venir fuori e prendere vita. Proprio come un unicorno che scalpita dentro una renna! 😍❤️

#selfiesforintroverts

 

 

Qualche giorno fa ho scoperto su Instagram questo hashtag, #selfiesforintroverts , che mi ha incuriosito molto, un po’ perché sono io stessa una gran timida, un po’ perché mi pareva paradossale, poiché chi è timido e introverso per antonomasia non ama troppo mostrarsi, tantomeno attraverso un selfie.
Però, mossa da curiosità, ne sono andata a vedere la galleria, pensando di trovare ben poca roba, e invece ho trovato delle foto fantastiche e veramente di grande ispirazione, ricche di delicatezza e raffinata fantasia.
Sono convinta che la timidezza, pur con tutto il disagio che può generare, sia però un grande detonatore per la creatività, se non altro perché ti costringe, tuo malgrado, a dover elaborare continuamente delle strategie per non esporti mai completamente, per startene al riparo ma in un bel posticino, per far sapere che ci sei, ma non troppo! In questa continua e affannosa fuga da possibili impacci e imbarazzi, capita che si affinino però alcune caratteristiche indispensabili alla propria “salvaguardia”, come ad esempio un’attenta capacità di osservazione e di ascolto, un’empatia che ti porta spesso ad un assorbimento totale di situazioni e umori altrui, una sensibilità che sovente diventa eccessiva.
A volte è un grosso limite, a volte è una benedizione.
A volte è un dolore atroce, a volte una gioia sconfinata! ❤️
(Nella foto io e il mio telefono Ziggy! 👨‍🎤😃)

 

Lasciami tutte le rughe

Questo è il mio tavolo di lavoro e quando lo guardo mi torna talvolta in mente la frase che Anna Magnani disse alla sua truccatrice: “lasciami tutte le rughe, c’ho messo una vita a farmele!”.

10 anni fa il mio fantastico fratello mi ha regalato questo tavolo, ed era una splendida , costosa e perfetta tavola di legno, che temevo di violare nella sua bellezza dovendoci lavorare sopra. I primi tempi addirittura mettevo un telo di plastica per non sporcarlo. Ma non solo la plastica ne oscurava tutta la bellezza, ma rendeva anche il tutto freddo e asettico. Così un giorno ho buttato il telo, e ho cominciato a lavorare direttamente sopra il legno, mettendo da parte la paura di rovinarlo e sporcarlo.
Mese dopo mese, anno dopo anno, lavoro dopo lavoro, il mio tavolo è diventato questa superficie rugosa e coloratissima di cui vado particolarmente fiera! Ci sono segni che so esattamente ricondurre a episodi, a periodi, a lavori, a persone. Ci sono tutti i colori che ho usato e quelli che ho creato. C’è un torrido giorno di agosto in cui io e mio fratello l’abbiamo portato su in spalla per 8 piani di scale, perché non ci stava in ascensore! Ci sono lacrime, sudore e sangue, e non solo in senso figurato! C’è soprattutto una storia, la mia storia, che si collega e si interseca con mille altre storie. E mi ricorda che mettere da parte la paura di sporcare, di sbagliare, di rischiare, è fondamentale per dare vita a cose inaspettatamente meravigliose, come il mio tavolo ai miei occhi!

Parafrasando Anna Magnani quindi, direi: “non spianatemi il tavolo, c’ho messo una vita a renderlo così!!!”. Rugoso, imperfetto, irregolare, macchiato ovunque. Ma vivo, vissuto, unico e incantevolmente mio

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